Morfologia, Miti e Riti

Cesare De Salve

Il dolmen1 è il più noto tra i megaliti2 e oggetto di molte leggende. Dai primi osservatori fu ipotizzato come altare sacrificale, ma la supposizione più probabile lo identifica come tomba preistorica - a camera singola, più raramente multipla - e la edificazione è fissata tra il III e il II millennio a.C.
I dolmen del Salento, tranne qualcuno, sono alti meno di un metro, hanno quasi tutti l'accesso rivolto a oriente e sono costituiti da due o più ortostati3 monolitici o costruiti con pietre impilate, che sorreggono uno o più lastroni di copertura.
Secondo il De Giorgi, che ne sostiene la funzione di sepoltura, in origine erano ricoperti e protetti da un tumulo di terra e pietre, rimosso dalle acque piovane e dal tempo.
I materiali utilizzati per la costruzione dei dolmen, sono in prevalenza ricavati dalle pietre calcaree locali che abbondano nelle campagne, carparo o pietra leccese4. Sono generalmente omogenei alla roccia affiorante sulla quale poggiano e dalla quale, quasi certamente, sono derivati e utilizzati senza significativi interventi da parte dell'uomo (fanno eccezione enigmatici solchi perimetrali, cavità e fori, in alcuni casi presenti sulla superficie superiore dei lastroni di copertura, sul significato dei quali si fanno differenti congetture).
 
I menhir5 del Salento sono megaliti monolitici di dimensioni considerevolmente varie. La loro forma è solitamente (ma non sempre) squadrata e regolare, superano in qualche occasione i quattro metri di altezza e, raramente, sono rastremati alla sommità. Sono stati eretti a partire dall'età del bronzo, ma la lavorazione accurata, della maggior parte di questi, lascia supporre che per la realizzazione siano stati utilizzati utensili che rimandano almeno all'età del ferro. Sono costruiti quasi tutti in pietra leccese4, materiale calcareo locale ampiamente diffuso e facile a lavorarsi. Sporadici i casi di menhir di carparo, ch'è altra varietà di materiale calcareo abbondante. Molto rari quelli di pietra mazzara, tenacissima e difficilmente lavorabile. Tutti sono incassati all'interno di buche scavate nel suolo (quasi sempre di roccia omogenea) con le facce più larghe orientate da est a ovest. Nella prevalenza si presentano con una sensibile inclinazione, secondo il De Giorgi provocata dal naturale cedimento del terreno.
Non ci sono certezze sulla funzione di queste culonne, come furono talvolta battezzati dalle genti del luogo. Stele sepolcrali? Indicatori di confini territoriali?… L'opinione più diffusa, supportata dall'orientamento delle facce larghe (illuminate dall'alba al tramonto), attribuisce a questi megaliti funzione rituale e li identifica come simulacri del culto del sole. Le cavità6 alla sommità, a volte combinate a solchi incisi e profonde tacche7 lungo gli spigoli, che molti di questi presentano, evocano, però, un'altra lettura che vede nella simbologia fallica del menhir il tramite di primitivi riti di fecondazione della Terra «Dea madre». Culti e riti (litolatria8), radicati e diffusamente professati in questa terra come altrove, furono prepotentemente osteggiati dalla Chiesa, che cercò di combatterli con vane minacce di pene e anatemi, intimando agli adepti, attraverso vari editti e decreti, la distruzione dei falsi simulacri. I deludenti risultati spinsero i ministri di Dio a rivedere la strategia, ordinando la santificazione delle pietre attraverso l'imposizione del segno della croce su questi «antichi segnacoli del culto pagano», come scrive Giuseppe Palumbo. Trasformati in Osanna9 (Sannà nell'antico idioma grecanico salentino), i menhir divennero patrimonio riconosciuto della cristianità e ancora oggi, in alcuni paesi, la Domenica delle Palme, si fanno processioni che terminano nelle vicinanze dei menhir dove vengono benedetti i ramoscelli di olivo10. Grazie a questo castigo, molti di questi sono arrivati a noi, salvi da ben altre aggressioni.

 

 

1. Celtico - dol = tavola, men = pietra
2. Greco - mega = grande, lito = pietra
3. Greco - orto = diritto, stato = tengo in piedi
4. La pietra leccese è assai soggetta allo sgretolamento, ma, per il fenomeno della stalagmizzazione, generato dall'azione millenaria degli agenti atmosferici combinata alla presenza di specifici licheni, diviene durissima negli strati esterni.
5. Celtico - men = pietra, hir = lunga
6. Generalmente sono identificate come alloggiamento per l'innesto di una croce, in ferro o in pietra, ancora oggi presente in alcuni menhir. Oreste Caroppo osserva che, in taluni casi, la morfologia di queste cavità «sommitali a coppella», associate ad evidenti «canalette incise», non escluda una più arcaica valenza rituale associata a riti di libagione e culti betilici che includono l'utilizzo di liquidi sacri.
7. Di forma analoga alle tantate, rudimentali tagli praticati anticamente dai cavapietre con la funzione di gradini, molto diffuse in loco (es. nelle cave). Oreste Caroppo, richiamando la nota 6, plausibilmente ipotizza queste tacche come gradini per raggiungere la sommità del menhir e celebrare il rito, sostenendo la funzione simbolica del monolite «scala tesa tra la terra e il cielo».
8. Greco - lito = pietra, latria = adorazione
9. Saluto di riverenza e adorazione che, nel Nuovo Testamento, le folle rivolgono a Gesù Cristo che entra a Gerusalemme.
10. «Ricordo inoltre un altro rito che si svolge, in alcuni villaggetti del Capo di S. Maria di Leuca e nella domenica delle palme, allorquando quei contadini vanno a sbattere fasci di palme di ulivo benedette contro qualcuna di quelle pietre fitte, forse per scacciar via i diavoli o le streghe che vi sono annidate. Indubbiamente quel rito, oltre alla credenza d'essere quelle stele ancora sottoposte alla potenza d'esseri misteriosi e maligni, accenna pure alle antiche lotte che il Cristianesimo dovette subire per affermarsi sulle antiche nostre popolazioni idolatre.» Pasquale Maggiulli.