Arcana attrazione

Cesare De Salve

Nel corso di realizzazione delle riprese fotografiche a supporto di una brochure promozionale di un Ente del nostro territorio, ci è stato concesso di poter illustrare anche le risorse più trascurate di un Salento sempre sorprendente.
Così, delineato il repertorio delle immagini e stabilito l'ordine degli itinerari, consapevoli di qualche difficoltà, abbiamo iniziato con grande entusiasmo, a ritrarre: marine, torri, palazzi, cripte, castelli, chiese, corti… infine: dolmen, menhir, e ci siamo smarriti.

Rintracciato con relativa facilità quasi tutto, sui menhir e in modo più arduo sui dolmen, salvo quelli (a dire il vero pochi) collocati in piazze e piazzole o indicati da evidente segnaletica, buio pesto!
Avevamo coscienza di un consistente numero di megaliti, distribuiti sul territorio da rappresentare, scampati all'oltraggio dei secoli e all'accanimento degli uomini, e, in mancanza di uno strumento che ci permettesse di localizzare quelli narrati come i più suggestivi, abbiamo provato, dovunque abbiamo sostato, a chiedere informazioni e indicazioni alla gente del luogo.

Tutti, o quasi, avevano notizie su tutto e ci hanno tracciato, con assoluta certezza, percorsi che abbiamo seguito scrupolosamente, senza mai riuscire a raggiungere la meta; in rari fortunosi casi e con grandi difficoltà abbiamo trovato una pietra diversa, comunque ammaliante nella sua potente fisicità, all'ombra di ulivi secolari, nella solitudine di luoghi straordinari.

Ostinati nelle ricerche e dopo aver cercato tra mille difficoltà e per tre volte in tre giorni diversi, inutilmente, il menhir San Giovanni Malcantone, nel territorio di Uggiano la Chiesa, sfiniti e avviliti abbiamo desistito e concluso le 'fatiche' per la brochure, con i soddisfacenti materiali già realizzati.

Dopo la pubblicazione, con la mente rapita dalle pietre 'perdute' e il ricordo delle difficoltà che avevano impedito, già a noi del luogo di rintracciarle, abbiamo vagliato il progetto di rendere fruibili tutti i megaliti presenti sul territorio della provincia di Lecce a tutti coloro che, incuriositi o affascinati da questi muti testimoni di tempi perduti, rinunciavano regolarmente alla loro ricerca per via delle consistenti difficoltà.

È nata così l'idea di questa guida con la quale non vogliamo stabilire graduatorie né esprimere giudizi di merito. Lontani dalla intricata disputa, che da sempre infiamma l'argomento, miriamo invece a fornire, constatato l'accresciuto e diffuso interesse per queste colpevolmente trascurate fondamenta della memoria, oltre a un catalogo documentato, un manuale con tutti i suggerimenti possibili per agevolare l'approccio ai nostri megaliti.

Per più di un anno, vagando per campagne e paesi popolati da 'genti' cordiali e generose, che ci hanno svelato tutto quello che conoscevano, abbiamo cercato più di cento siti, attendibili ubicazioni di dolmen e menhir. Per giorni e giorni abbiamo perseguito con zelo le complicate indicazioni e le mappe velocemente scarabocchiate. Gli scarsi risultati ci hanno logorati, ma, sempre più stregati e persuasi dagli sporadici ma esaltanti ritrovamenti, abbiamo continuato a chiedere, a cercare fino a quando non abbiamo incontrato le persone giuste, che, superata la naturale diffidenza, hanno ricordato, confermato, provato... alcuni ci hanno istruiti di quanto sapevano con scrupolosità, altri hanno condiviso con noi il loro rapporto viscerale con le pietre, altri ancora, trascurando lavoro e impegni, si sono offerti con determinazione come guide fino a luoghi che, da soli, sarebbe stato impossibile 'immaginare'.

E finalmente li abbiamo trovati. Tutti. Massicci guardiani protetti dalla vegetazione in campi sperduti. Maestose presenze al centro di isolati quadrivi. Straordinari superstiti serrati in dimenticati muri di pietre a secco... E davanti a tutti ci siamo emozionati.

Grazie Francesco, Leo, Annarita, Stefano, Antonio, Giuseppina, Cosimo, Fernando, Salvatore, Rocco, Gianmarco, Antonella, Franco, Sandro, Vittorio, Giuseppe, Nicola, Toto, Sergio e Salvatore, Filippo, Fabrizio, Grazia, Marcello, Donato, Silvio, e tanti altri di cui ho trascurato di annotare il nome ma che ricordo con lo stesso affetto, per avere custodito questa coscienza perduta e di avercene fatto dono.